Ciao a tutti,
prima della chiusura natalizia, pubblico, con estremo piacere, la lettera inviata dal Prof. Luciano Surace (attuale Presidente di ASITA) al Direttore di Geomedia.
Vorrei chiudere il 2008 con un post che riapre la discussione (o la ferita...) sulla necessità, ormai non più prorogabile, di una riorganizzazione a livello nazionale dell'informazione geografica, sperando che il 2009 sia un anno che porti ad una svolta in questo senso.
Non aggiungo altro, se non un sentito ringraziamento al Professore che mi ha consentito di pubblicare integralmente la sua lettera su ESRIdipendente.it
Caro Direttore,
rilevo con piacere che Geomedia non ha dimenticato la vasta problematica della riorganizzazione delle strutture nazionali deputate al trattamento dell’Informazione Geografica. Nella tua sintetica quanto incisiva nota pubblicata sull’ultimo numero ricevuto, ti chiedi e chiedi “Dove va a finire la proposta di Agenzia Geodetica Cartografica Nazionale?” e ancora “Quale istituzione o ente avrà la capacità e il potere di formulare standard e metodi per l'adeguamento al livello europeo, se ancora neanche a livello nazionale ciò è stato realizzato?” Spero perciò che vorrai ospitare questa mia lettera sulla tua rivista. Ti scrivo in qualità di estensore materiale della mozione presentata dai Proff. Crespi e Sansò e da me al Convegno “Reti di Stazioni permanenti GNSS e Servizi di Posizionamento per l’e-Government” tenutosi a Roma nell’ormai lontano 2006; quella mozione portò, dopo l’approvazione unanime dei convegnisti, al manifesto per la costituzione dell’AGCN, poi maturato in disegno di legge presentato in Senato e “naufragato” con il rinnovo del Parlamento; vorrei portare con queste note un contributo di informazione e di riflessione sull’argomento. Sono infatti convinto che la strada del riordino legislativo degli organismi coinvolti sia tanto lunga quanto ineluttabile. In verità il dl presentato dalla Sen. De Petris aveva, secondo me, la funzione primaria di segnalazione di una situazione di insostenibile sofferenza, senza per altro presumere di essere la panacea dei nostri mali. Voci raccolte in giro, sicuramente credibili (vox populi, vox dei) ancorché non formalizzate, narrano di reazioni virulente a vari livelli di responsabilità centrali e periferiche contro il dl e, incredibile dictu, persino contro singoli sottoscrittori del manifesto, in dispregio della libertà di espressione costituzionalmente garantita. Qualcuno pensa che stiamo vivendo tempi bui, ma io sono profondamente ottimista, anche perché i pessimisti finiscono presto o tardi nel ruolo di semplici spettatori.
Sono ormai tanti lustri che assisto ad iniziative mirate ad una riforma del settore, sempre puntualmente naufragate nel pantano della politica e bloccate dal devastante immobilismo di una burocrazia protesa solo alla conservazione dei propri privilegi. La caratteristica comune a tutte le iniziative precedenti, assente nell’iniziativa del manifesto, era però quella di un processo che nasceva nel segreto di alcune stanze frequentate in modo lobbystico e carbonaro. Una caratteristica che rendeva sempre lecito e credibile il sospetto che si trattasse di operazioni di potere mirate solo a sostituire una lobby con un’altra. Affatto diversa è l’iniziativa partita con la mozione congressuale: trasparenza, trasversalità, condivisione dal basso, concertazione: è una strada lenta, ma alla lunga vincente, se sapremo mantenere saldo il paradigma dei nostri comportamenti.
Con il rinnovo democratico del parlamento il problema sembrava sopito e sopraffatto da altri e più gravi malanni che affliggono il nostro Bel Paese e il villaggio globale. Invece parrebbe, stando alle solite voci, che ai primi dello scorso mese di giugno, con l’approssimarsi del solstizio d’estate, un improvviso soprassalto abbia indotto qualcuno, presso il Dipartimento di ingegneria idraulica, ambientale, infrastrutture viarie e rilevamento del Politecnico di Milano, a scrivere una lettera al Ministero della Difesa, sollecitando una ripresa dell’iniziativa. La mia esperienza mi porterebbe a pensare a un intervento preventivamente concordato, ma non ho elementi a sostegno di una tale affermazione e me ne astengo; a pensar male si può forse indovinare, ma sicuramente si fa peccato. Dio me ne guardi!
E’ un’iniziativa che andrebbe verificata e confermata o smentita, ma non ne ho modo. Certo è possibile, in linea del tutto teorica, che, trattandosi di un dl, l’ufficio legislativo del Ministero abbia esaminato la missiva e si sia preventivamente premunito di un parere (estivo?) degli enti interessati. A noi comuni mortali non è dato sapere come le cose siano andate o stiano andando. A noi è però concesso un esercizio intellettuale di simulazione degli eventi e di giudizio sulle ipotesi possibili: un’iniziativa mirata verso il Ministero della Difesa, individuato non si sa in base a che cosa come interlocutore privilegiato sul tema “Commissione Geodetica Italiana”, presenterebbe, a mio avviso, caratteristiche di basso profilo culturale, di inefficacia politica e di frustrante rinvio del problema, almeno per chi fosse intellettualmente (cioè disinteressatamente) convinto della necessità di una revisione del sistema delle informazioni geografiche della nostra nazione. La grave crisi che sta cominciando a mordere l’economia reale non può non generare un giustificato taglio delle spese a partire da quelle meno strategicamente compatibili con la missione di ciascun comparto pubblico. Un’analisi tanto semplice quanto rigorosa consente di verificare quale sia l’attuale stato di salute del nostro settore. Un’analisi tanto semplice quanto rigorosa consente di individuare quale sia la collocazione scelta in Europa per gli organismi deputati all’acquisizione e alla gestione delle informazioni territoriali. Un’analisi tanto semplice quanto rigorosa convincerebbe chiunque, purché intellettualmente onesto (cioè disinteressato), che il sistema necessita di una regia centralizzata fondata sul cambiamento concettuale della parola d'ordine che dagli addetti ai lavori più responsabili e attenti viene da sempre utilizzata per sensibilizzare la classe politica. Abbiamo infatti sostenuto e sosteniamo che l'informazione territoriale è indispensabile per governare il territorio, ponendoci così sullo stesso piano di chi correttamente sostenesse che l'informazione sulla giustizia è indispensabile per governare la giustizia, quella sulla scuola per governare la scuola e così via ... Nulla di più fuorviante: l'informazione territoriale, logicamente alla pari e cronologicamente prioritaria rispetto alle informazioni provenienti dai cadenzati e strutturali censimenti generali della popolazione, è indispensabile per governare tutto il resto, per governare e basta, senza un limitativo complemento oggetto.
Quale governo nazionale dotato di un minimo senso di responsabilità accetterebbe di avere dati statistici sulla popolazione di attendibilità e datazione differenti da regione a regione, da provincia a provincia nella stessa regione e da comune a comune nella stessa provincia? Certamente nessuno, di qualunque schieramento politico esso fosse espressione. Figuriamoci poi se accetterebbe risultati di censimenti condotti con criteri geograficamente differenti e quindi non confrontabili! Di certo si griderebbe allo scandalo!
Eppure è quello che sta avvenendo nel settore delle informazioni territoriali: grideranno domani allo scandalo i nostri figli, ma potrebbe essere troppo tardi. Sanno i politici di oggi che una ricerca dell’ubicazione corretta e ecosostenibile di un inceneritore, di un rigasificatore, di una centrale nucleare ecc. ecc. presuppone una conoscenza uniformemente affidabile e uniformemente aggiornata del territorio nazionale? L’assenza di una generalizzata rivolta intellettuale contro una situazione oggettivamente scandalosa si giustifica con un’imperdonabile ignoranza o con una colpevole e miope connivenza. Tertium non datur!
Occorre dunque urgentemente predisporre gli strumenti legislativi e finanziari per la più importante e meno costosa di tutte le opere pubbliche: un nuovo rilevamento generale del territorio all’altezza delle esigenze del terzo millennio e in sintonia con quanto si va facendo nel resto d’Europa; un rilevamento che costituisca la base di un moderno “catasto multifunzionale”, in sostituzione dell’attuale sistema informativo territoriale catastale, che versa in condizioni che con un eufemismo potremmo definire critiche. Occorre individuare una soluzione strutturale che superi gli equilibri fragili, inefficaci e costosi costruiti negli ultimi decenni in materia di cartografia ufficiale. Occorre assicurare il coordinamento e la differenziazione tra pubblici produttori, pubblici utilizzatori e gestori di informazioni territoriali, monitorando contestualmente l’avanzamento delle attività e le mutanti esigenze degli utenti di quelle informazioni. Occorre contemporaneamente definire, con riferimento all'informazione territoriale, gli strumenti e i moduli formativi di qualità certificata a livello europeo, definendo le conoscenze essenziali nel ciclo educativo. Ma è altresì vitale innescare processi di formazione permanente, per affrontare la prorompente evoluzione tecnologica, che rende in breve insufficienti le nozioni apprese e consolidate.
In un’epoca in cui va di moda redigere progetti di riforma a costo zero, in un’epoca in cui il nostro paese vive in precario equilibrio tra sviluppo e declino, nessuna opera riformatrice può essere responsabilmente presentata come esente dalla necessità di allocazione di risorse, pena lo scivolamento vero un’operazione di bassa demagogia. Compito dei politici responsabili è quello di individuare e privilegiare le riforme che richiedono investimenti di massimo rendimento, capaci di proporsi come motori trainanti dello sviluppo economico e sociale del nostro paese. Tale è la riforma delle strutture preposte alla produzione di informazioni geografiche a supporto di tutte le decisioni di governo nazionale e locale. Gli economisti mi risponderanno che i soldi non ci sono: questa proposta porterebbe a una spaventosa catastrofe, a una disastrosa inflazione. Ma so bene che, in Italia, quando bisogna sprecarli, i soldi ci sono sempre.
Sui palcoscenici dove si consumano i balletti autoreferenziali della politica, ho ascoltato di frequente l’accorata meraviglia di ministri, parlamentari e giornalisti, nel chiedere perché un chilometro di alta velocità in Italia costi tanto più che nel resto d’Europa. A parte il fatto che le domande spetterebbero a noi cittadini e a loro le risposte, si sono mai chiesti quei signori quanto costi in Italia, in termini di tempo e denaro, gestire la fase degli espropri, anche solo per l’individuazione dei soggetti interessati, dopo aver redatto un progetto di qualsivoglia infrastruttura? Hanno mai avuto il buon senso di andare a vedere, che so io, in Austria o in Spagna, come interagiscono progettazione, sistemi informativi e diritti dei cittadini? Dubito che l’abbiano fatto e dubito che vogliano farlo, sono abbastanza autoreferenziali da vantarsi di portali cartografici efficienti ed efficaci come i carri armati di cartone di cui mi parlava mio padre!
In una società confusa che non riesce a superare individualismo, violenza e spreco, una società che sciupa tempo, denaro, intelligenza, vita e salute è però inimmaginabile una svolta di massa. Forse è possibile il germoglio silenzioso di minoranze trasversalmente attive, come i firmatari del manifesto, magari in una nuova riproposizione. La più duratura rivoluzione della storia dell’umanità partì da una minoranza esigua: undici intellettualmente onesti più il capo; il dodicesimo creò seri problemi, ma finì male!
Grato per l’attenzione, ti saluto cordialmente.
Luciano Surace - Presidente della Federazione Italiana delle Associazioni Scientifiche per le Informazioni Territoriali e Ambientali
Il Disegno di Legge 1766 per l’istituzione della Agenzia Geodetica Cartografica Nazionale.
Che fine ha fatto l'Agenzia Geodetica Cartografica Nazionale














